Scuola di Psicoterapia: I.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale - Pescara


I.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia EsistenzialeI.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale

I campi con l'asterisco [*] sono obbligatori.


Nome:

Cognome:

Email*:

Tel/Cel:

Provincia:

Eventuali domande:

È necessario inserire, nel campo sottostante, la sequenza di caratteri mostrata in figura.
Lettere maiuscole e minuscole sono considerate equivalenti. Cliccando sull'immagine, verra' proposta un'alternativa


 

I.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale

Direttore: Prof. Dott. Domenico Romagnoli

MIUR Decreto MIUR: D.D. del 04/12/2006 cod. 204

Approccio teorico della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitico Approccio teorico: Psicoanalitico

Telefono: 085 9430349 - Fax: 085 9430718

Visita il sito della Scuola di Psicoterapia I.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale Sito web: http://www.ipaae.org

I.P.A.A.E. - Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale

Indirizzo: via Lungaterno sud, 28 - Pescara [visualizza mappa]

 

I.P.A.A.E. Istituto di Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale è un Istituto di Ricerca e di Formazione per Psicoterapeuti riservato a Laureati in Psicologia e in Medicina e Chirurgia.

La Psicoterapia Analitica Esistenziale è nata in Europa e, poi, negli Stati Uniti d’America negli anni trenta come evoluzione del pensiero freudiano, sulla scorta dell’Esistenzialismo Europeo del pensiero di Ludwig Binswanger che aveva applicato nella clinica quella esperienza che oggi conosciamo come “l’analisi psichiatrica dell’esistenza”.

Questo nuovo atteggiamento della psichiatria moderna si richiama all’ontologia fondamentale di Martin Heiddeger alle applicazioni cliniche di Medard Boss (Psicoanalisi e analitica dell’esistenza), fino ad incontrarsi col pensiero sociologico di Erich Fromm e quello personalistico esitenziale di A. Mercurio.

In Italia, la Psicoterapia Analitica Esistenziale è stata sviluppata da Antonio Mercurio in quel filone metapsicologico ed antropologico denominato Sophianalisi, nel rispondere alla consapevolezza del fatto che oggi il disagio psichico ed il disagio esistenziale non possono essere affrontati separatamente l’uno dall’altro, perchè questa sarebbe una parziale soluzione o addirittura un fallimento.

È inevitabile oggi verificare scientificamente come la visione della realtà, e tanto più dell’uomo si fonda sulla consapevolezza dell’essenziale interrelazione ed interdipendenza di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali e culturali. È da tale considerazione olistica della vita e dell’uomo che la psicoterapia analitica esistenziale e la Sophianalisi intendono promuovere l’attuazione consapevole della "cornice" concettuale di uomo capace di unificare armoniosamente le molteplici identità di cui è composto e che ha definito Persona. Persona nel suo progetto di dare un senso alla vita nella direzione della realizzazione della stessa come un opera d’arte.

La metapsicologia personalistica parte dall’analisi dell’inconscio e dalla globalità dell’esserci, cercando di non tralasciare le modalità necessarie a liberare la persona da quei condizionamenti esterni ed interni,consci ed inconsci che impediscono l’incontro con il Sè (il centro dell’essere dell’uomo, il principio paterno dentro), presupposto indispensabile al realizzarsi libero e responsabile della persona totale.


ORIENTAMENTO TEORICO E STRUTTURA DEL CORSO

L'indirizzo esistenziale nel lavoro psicoanalitico offre un proprio originale schema concettuale.

  • Una esplicita antropologia dell'uomo radicata nella filosofia del Novecento, in particolare nelle idee espresse dal "movimento fenomenologico", e ancor prima dalla concezione dell'uomo di Soren Kierkegaard.
  • Questo approccio affiora contemporaneamente nel lavoro clinico di numerosi terapeuti, in diverse parti del mondo, ma in particolare dell'Europa continentale, provenienti da scuole ed orientamenti terapeutici diversi.

Quindi la posizione esistenziale non rappresenta una nuova scuola con una nuova tecnica, bensì una cornice di riferimento al lavoro analitico che inerisce un nuovo concetto di uomo come Persona, considerato non più e non solo come mero arco psichico, ma nella sua interezza, nella sua libertà, nella sua capacità di scegliere, nella sua capacità di amare e di odiare.

L'osservazione fenomenologica si basa sul tentativo di cogliere la reale esistenza del paziente mettendo da parte (o meglio: in evidenza) pregiudizi di ordine clinico-teoretico (cosiddetta epochè). L'epochè più che l'ingenua pretesa di eliminazione di propri pregiudizi consiste nel mettere in evidenza tali pregiudizi come orizzonte di pre-comprensione.

L'incontro è il momento in cui l'altro diventa vivo per noi e noi per lui (intersoggettività). L'incontro mi cambia e lo cambia (incontro = ricchezza). Solo in quel momento i dati anamnestici sulle persone assumono un significato che è unico e irripetibile.
L'incontro con l'esistenza di un'altra persona ha il potere di scuoterci profondamente ed è potenzialmente capace di attivare angosce, come pure gioie.
Implicazioni terapeutiche.

Le implicazioni terapeutiche dell'analisi esistenziale non sono ancora state sviluppate ed identificate pienamente, anche se considerazioni significative portate avanti da M. Boss su psicanalisi e analisi esistenziale risultano già significative dove si evidenzia che questo approccio (come del resto in tutte le formulazioni degli appartenenti a questo indirizzo metodologico) non si preoccupa tanto della formulazione di una tecnica, ma dà importanza all'analisi dell'esistenza umana, considerando che uno dei maggiori ostacoli, se non il maggiore, alla comprensione degli esseri umani nella cultura occidentale è precisamente l'eccessiva importanza che si attribuisce alla tecnica.

Il compito e la responsabilità principale del terapeuta consistono nel cercare di comprendere il paziente come essere nel mondo. La tecnica, che comunque rimarrà di orientamento analitico, è subordinata a questa comprensione. Quindi, è essenziale la capacità del terapeuta di aiutare il paziente a riconoscere e sperimentare la propria esistenza, e questo è il processo centrale della terapia. Con questo non si vuole svalutare la tecnica come tale, ma piuttosto porla in prospettiva. Così i terapeuti che seguono il punto di vista esistenziale possono appartenere, e in effetti appartengono, a scuole differenti per quanto riguarda la pratica.

L'aspetto che distingue l’analisi esistenziale non consiste nella particolare tecnica applicata; la differenza piuttosto è nella cornice entro la quale la tecnica è compresa e l'atteggiamento del terapeuta verso la persona che è chiamato paziente.
Ogni terapeuta è un terapeuta esistenziale fintanto che, con tutto il suo bagaglio di conoscenze e le sue nozioni sulla dinamica e gli schemi di comportamento, è capace di mettersi in relazione col paziente, come "un'esistenza che comunica con l'altra".

Questo significa lo sviluppo di una dimensione intersoggettiva attiva e vitale basata sulla sintonizzazione e sulla empatia, che struttura la possibilità di attingere direttamente dall'esperienza e sulla vita emotiva dell'altro. In questo modo la relazione terapeutica sviluppa nel qui ed ora una condizione esperienziale di un vissuto attuale ed evocativo in cui si afferma la centralità dell'analisi dei vissuti soggettivi e coscienti, rispetto ai comportamenti osservabili, e rispetto ad ipotetici accessi diretti all'inconscio. L'analisi dei vissuti è la via regia per la comprensione del mondo dell'altro.

Un'altra implicazione significativa è l'importanza attribuita alla presenza. Il rapporto del terapeuta con il paziente è preso in senso reale, e il terapeuta non è considerato solo un generico specchio ma un essere umano vivo che, in quel momento, non si preoccupa dei propri problemi, ma di comprendere e sperimentare, per quanto possibile, l'esistenza (e quindi anche i problemi) del paziente. Questa importanza attribuita alla presenza deriva organicamente dall' idea esistenziale centrale della "verità-nel-rapporto", concetto formulato per la prima volta con radicale chiarezza da Kierkegaard. La verità esistenziale interessa sempre la relazione della persona con qualcosa o qualcuno, e il terapeuta è sempre parte di questo "campo" di rapporto. Anzi, non solo questo "campo" È la migliore strada del terapeuta per arrivare a comprendere il paziente, ma il terapeuta non può realmente "vedere" il paziente a meno che non partecipi a questo campo. Binswanger fa notare che, quando la terapia fallisce, il terapeuta deve prima di tutto chiedersi se la responsabilità non è sua. E per 'responsabilità', si affretta a precisare, egli non intende  "…una deficienza tecnica, ma l'insuccesso di gran lunga più fondamentale che consiste nell'incapacità di risvegliare o riaccendere quella scintilla divina nel paziente e solo una vera comunicazione da esistenza a esistenza può produrre e che sola possiede, con la sua luce e il suo calore, il fondamentale potere di liberare una persona dal cieco isolamento… e prepararla a una vita di vera comunione…"

Questa presenza non deve venire confusa con il sentimentalismo; essa si basa piuttosto sulla reale relazione del terapeuta con l'altra persona e si manifesta non in belle formulazioni intellettuali, ma in un' analisi empirica, diretta, del rapporto umano. La presenza non implica neppure che il terapeuta debba chiacchierare a lungo con il paziente, o debba proiettare le sue idee o i suoi sentimenti nella terapia. Al contrario; i terapeuti esistenziali possono bene servirsi del silenzio più di quanto fanno altri terapeuti, ma non se ne servono come di un vuoto bensì come di una forma significativa di comunicazione. Il terapeuta è quello che Socrate chiamò la "levatrice" veramente reale nell' "essere là", ma lo scopo preciso dell' essere là è quello di aiutare il paziente a dare alla luce qualche cosa che proviene dal paziente stesso.

Un ovvio corollario di questo indirizzo è che il terapeuta dovrà diventare particolarmente cosciente di qualsiasi cosa impedisca in lui la completa presenza ed analizzarla. Ogniqualvolta il terapeuta si trovi a reagire in modo rigido o predeterminato, può ben chiedersi se sta cercando di evitare l'angoscia nel continuo confronto tra sè e il paziente e se, come risultato, non sta perdendo qualcosa di veramente reale nel rapporto.

Un altro aspetto che distingue la terapia esistenziale è la sua protesta contro i consueti concetti di "guarigione" nella nostra civiltà. Questi concetti generalmente accettati, come conseguire un adattamento soddisfacente e vivere il più a lungo possibile, sono in sè una negazione del "Dasein", un tradimento dell' essere di quel dato paziente. Gli analisti esistenziali sottolineano che il tipo di guarigione che consiste nell' adattamento (cioè, nel diventare capaci di adattarsi alla civiltà) spesso si può ottenere abbastanza facilmente con mezzi tecnici nella terapia, poichè la preoccupazione centrale nella nostra civiltà è che ognuno viva in modo calcolato e tecnicamente ben diretto.

Raggiungendo questo scopo il paziente accetta senza conflitto il suo mondo ristretto, poichè ora il suo mondo è identico alla civiltà. E poichè l' angoscia proviene soltanto dalla libertà e dalle possibilità di nuove forme di comportamento, il paziente naturalmente supera la sua angoscia. Può anche sentirsi alleviato dai sintomi che lo portarono in terapia, poichè quello che ha fatto è precisamente di rinunciare alle possibilità che sono alla base della sua angoscia e dei suoi sintomi. Questo equivale a essere "guariti" rinunciando ad essere, rinunciando all'esistenza, perdendo il diritto al "Dasein" (letteralmente: "esserci"). I terapeuti esistenziali sono fortemente contrari a considerare questa "guarigione" come scopo della terapia. Essi sostengono che ai nostri giorni c'è un grave pericolo che gli psicoterapeuti diventino gli agenti particolari della civiltà, il cui compito sia di adattare le persone alla civiltà, e che così la psicoterapia diventi un' espressione della frammentazione, dell' alienazione e di altre tendenze nevrotiche dei nostri tempi piuttosto che un tentativo di superarle.

Nella terapia esistenziale si afferma invece che lo scopo della terapia è che il paziente comprenda il suo modo di "esserci" e di essere nel mondo, che sperimenti la propria esistenza come reale e la sperimenti completamente, il che comprende la sperimentazione delle proprie possibilità e la capacità di agire in base ad esse. Dare un senso alla propria vita, attraverso la identificazione e realizzazione di un progetto esistenziale che non può non tenere conto della libertà non disgiunta dalla responsabilità.

Un'ultima implicazione è l'importanza attribuita all'impegno nella terapia esistenziale. Anche questo aspetto ha una lunga storia, che inizia dall' idea di Kierkegaard che "la verità esiste per l'individuo solo se la produce nell'azione". "Impegno", in questo senso, non è semplicemente una cosa vagamente buona, o qualche cosa cui attribuire l'etichetta "valori etici", che si può prendere o lasciare. Piuttosto è un requisito primo perchè il paziente abbia una visione veritiera di sè. Attualmente in genere si suppone che, man mano che il paziente acquista un maggiore insight e una maggiore conoscenza di sè, prenderà le decisioni più opportune. Questo è vero solo per metà.

Altrettanto importante è l'altro lato della verità: il paziente non può permettersi di acquisire l' insight , o di riconoscere anche fatti abbastanza evidenti, fino a che non è più capace di prendere le decisioni con facilità e, o finchè non abbia già preso impegni. Usiamo qui il termine "decisione" non nel senso di "fuori il dente fuori il dolore", ma piuttosto come un orientamento decisivo verso la vita, l'orientamento dell'essere umano autocosciente che prende sul serio e con responsabilità la propria esistenza. La comprensione stessa dell'esserci implica già l'orientamento dell'impegno. Questo non è inteso nel senso di servirsi di una decisione prematura come di un modo per evadere dal lungo processo, più difficile, e forse più ansiogeno, di aumentare l' autocoscienza.

L'autocoscienza fa però parte dell'esserci e non può mai essere separata dalle implicazioni operative. I punti dell' impegno e della decisione sono quegli aspetti in cui la dicotomia tra soggetto e oggetto è superata nell' unità della prontezza all'azione. L'esserci è sempre orientato verso il futuro, verso il divenire; e questo implica l' orientamento dell' impegno. È necessario, per concludere, fare un'osservazione circa l'atteggiamento della psicoterapia analitica esistenziale verso l'inconscio La psicoterapia esistenziale tende a non dividere gli essere umani in compartimenti chiusi; l' essere umano deve, a lungo andare, essere indivisibile.

L'analisi esistenziale si avvale di molti strumenti tecnici psicoanalitici. Una terapia esaustiva, oltre a comportare l'abbandono dell'eccesso di difese o delle soluzioni inadeguate in una presa di coscienza man mano più profonda (fase psicoanalitica della terapia), deve anche aiutare le persone a riconoscere come i limiti della propria costituzione fisiologica e la realtà del proprio ambiente relazionale siano stati sì elementi influenti nella strutturazione della problematica attuale, ma anche come grandissima importanza abbia l'utilizzazione che di tali limiti il paziente stesso ha fatto per abdicare alla propria responsabilità personale nella vita. Altri aspetti caratteristici del lavoro analitico esistenziale sono:

  • attenzione al qui ed ora nel gruppo (comprensione del comportamento delle persone a partire dalla loro    modalità - più o meno autentica - di "essere nel mondo");
  • comunicazione come reciproca presenza (i membri del gruppo offrono i loro vissuti attuali lasciandosi mutuamente impressionare e reagendo con spontaneità); 
  • trasformazione progettuale della posizione insoddisfacente o patologica mantenuta sino al presente; 
  • partecipazione del terapeuta nella realizzazione dell'incontro esistenziale.

Da qui l'esigenza di rivalutare il presente e, al posto delle cause, di rivolgersi ai processi. In tal modo si conferisce un ruolo centrale alla terapia di gruppo gestito da una coppia di terapeuti e al rapporto faccia a faccia, nella terapia individuale. Questa modalità permette non solo di utilizzare la proiezione, ma di far emergere sentimenti trattenuti, frutto di comportamenti nevrotici ripetitivi, e di favorire l'abreazione di essi.

Gli allievi, quindi, si confronteranno con un impianto formativo che parte dallo studio teorico della psicoterapia psicanalitica, integrata con la posizione fenomenologico-esistenziale, nonchè delle psicoterapie, approfondisce il lavoro formativo attraverso un lavoro analitico personale e di gruppo, senza confusione di setting, incontra il lavoro clinico nel tirocinio annuale che andrà a verificare ed approfondire ulteriormente nell'attività di supervisione tesa a verificare la preparazione clinica, nonchè la crescita personale dello specializzando.


CRITERI DI AMMISSIONE

Vengono ammessi alla scuola coloro che, laureati in Psicologia o in Medicina e Chirurgia e iscritti all'Ordine degli Psicologi o a quello dei Medici (o che conseguano il titolo all'esercizio professionale entro la prima sessione utile successiva all'effettivo inizio dei corsi stessi) dotati di capacità empatiche, dimostrino uno specifico interesse per la psicoterapia analitica esistenziale. L'ammissione del candidato avrà luogo a seguito di tre colloqui di selezione di cui almeno uno con il direttore della scuola e gli altri due con due didatti e terrà conto del curriculum personale del candidato, delle sue esperienze pregresse alla selezione condurranno i diversi colloqui separatamente e decideranno poi collegial di studio, di lavoro o di tirocinio e dei suoi interessi specifici.
Valutazione

L'Istituto tramite il Collegio dei docenti, predispone per ogni allievo un libretto di formazione, sul quale vengono annotate le attività formative svolte, nonchè gli esami annuali e finale. Viene valutata con criteri oggettivi, sia la formazione personale raggiunta, che il livello di preparazione teorico-clinica.
Alla fine il candidato dovrà svolgere una tesi finale, con l'esposizione argomentata di due casi clinici, trattati in supervisione. L'esame finale si svolge attraverso la presentazione di un elaborato scritto su di una tematica attinente al titolo di specializzazione, assegnato allo specializzando un anno prima dell'esame stesso e realizzato sotto la guida di un docente della scuola.

Gli allievi, quindi, si confroteranno con un impianto formativo che parte dallo studio teorico della psicoterapia psicoanalitica, integrata con la posizione esistenziale, nonchè delle psicoterapie, approfondisce l'iter formativo attraverso un lavoro analitico personale e di gruppo, incontra il lavoro clinico nel tirocinio annuale che andrà a verificare e approfondire ulteriormente nell'attività di supervisione tesa a verificare la preparazione clinica, nonchè la crescita personale dello specializzando.


PROGRAMMA

Il programma formativo prevede una serie di tipi di attività formative identificate come:

  • Attività teorica: prevede n. 220 ore di attività annuale come monte ore
  • Attività teorico-pratica: prevede n. 80 ore di attività annuale come monte ore 
  • Attività di tirocinio: prevede n. 200 ore di attività annuale come monte ore

Essendo l'I.P.A.A.E. una scuola psico-dinamica agli allievi è richiesta una analisi personale di minimo una seduta individuale ed una di gruppo settimanali, con psicoterapeuti didatti della scuola o riconosciuti alla stessa


DURATA E FREQUENZA DEL TRAINING

All'atto dell'ammissione ai corsi, il candidato dovrà iniziare una analisi personale, minimo a una seduta individuale ed una di gruppo settimanali, con psicoterapeuti didatti della scuola o riconosciuti dalla stessa per la durata almeno dei quattro anni della scuola.

Supervisione individuale
Comprende la supervisione di almeno quattro casi clinici (uno per ogni anno accademico). Allo studente si richiede di scegliere i propri casi di supervisione cercando di introdurre varietà nelle disarmonie psichiche, nell'età e nel sesso dei propri analizzandi. La supervisione verrà realizzata in gruppo, con media 45 ore all'anno. Alla fine di ogni anno accademico il supervisore esprimerà la valutazione sulla supervisione di ogni allievo.

Tirocinio nelle strutture pubbliche
Si svolge nell'ambito delle convenzioni, attivate dalla Scuola, con strutture pubbliche o private, riconosciute nell'ambito della salute mentale. Il tirocinio comprende esperienze di diagnostica clinica e di interventi in situazioni di emergenza attraverso la partecipazione al lavoro multidisciplinare degli operatori delle strutture suddette. In alternanza a questi incontri di èquipe nell' ambito dei servizi, il tirocinio comprende dei work-shops che vengono attivati per discutere degli argomenti specifici che sono diventati il punto focale del lavoro clinico. Il tirocinio ammonta ad un minimo di 200 ore annue per ognuno dei quattro anni per ciascun studente del corso ed è oggetto di valutazione a fine anno.

Corsi teorici e seminari
Alla fine di ogni anno gli allievi saranno soggetti ad esame sui corsi seguiti durante l'anno accademico. Il superamento degli esami è propedeutico al passaggio all'anno successivo.
 

SEDI E ORARIO DEI CORSI

La sede dei corsi è il Liceo scientifico G. Galilei, via Balilla 34, in Pescara.
I corsi teorici si svolgeranno con una frequenza media di due week end al mese, intensivi, dal sabato dalle ore 15,00 alle 20,00, alla domenica dalle ore 09,00 alle 20,00


COMITATO SCIENTIFICO

Massimo Di Giannantonio, Domenico Romagnoli, Silvana Antonetti, Fausto Agresta
 

DOCENTI

Prof. Alberto Oliverio
Prof. Mariano Bianca
Prof. Ezio Sciarra
Prof. Gaetano Bonetta
Prof. Mario Fulcheri
Prof. Giovanni Stanghellini
Prof. Camillo Di Giulio
Prof. Francesco Gambi
Dott. Domenico Romagnoli
Dott. Fausto Agresta
Dott. Giuseppe Bontempo
Dott./ssa Silvana Antonetti
Dott./ssa M. Vincenza Costantini
Dott. Antonio Rizzo
Dott. Massimo Calanca
Dott./ssa Giuliana Montesanto
Dott. Patrizio Bernini

 
QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Costo della formazione è di 3200 € l’anno
Oltre al costo dell’analisi

 

Nome:
Cognome:
Eventuali domande:
Email (obbligatorio) :
Tel/Cel:
Provincia:
 
È necessario inserire, nel campo sottostante, la sequenza di caratteri mostrata in figura.
Lettere maiuscole e minuscole sono considerate equivalenti. Cliccando sull'immagine, verra' proposta un'alternativa




Fast Link: help esame, appunti di psicologia, help tesi, articoli di psicologia, progetti, casi clinici, corsi psicologia, master psicologia, scuole psicoterapia , autopromozione, esame di stato di psicologia, corsi ecm psicologi, profili professionali, normativa professione, e-book gratuiti, eventi per psicologi, la psicologia psicologia, lavoro per psicologi, libri di psicologia, tesi di laurea in psicologia, psicologia giuridica, counseling psicologico

© 2001-2010 Obiettivo Psicologia srl. p.iva 07584501006 Tutti i diritti riservati